Il Regno di San Luigi IX fu un grande dono di Dio e della Vergine Maria alla Francia, ma anche alla cristianità e al mondo intero.  Il cuore di una madre, se risponde alla missione che Dio le affida, riceve tutte le grazie, tutte le delicatezze per deporre nelle anime dei suoi fanciulli le virtù al punto di farne dei Santi. Bianca di Castiglia si mostrò la degna madre d’un figlio quale fu San Luigi IX. Si può ben affermare che senza le ammirabili qualità di energia di cuore e di intelligenza di questa regina, rischiarata da una fede profonda e da una confidenza ammirabile in Maria –il modello di tutte le Madri- il mondo, forse, non avrebbe mai potuto conoscere il tipo ideale di Re e di governante cristiano.

Scendeva dal pulpito Don Bosco, dopo aver toccato il cuore degli uditori, e si avviava alla sacrestia. Al suo passaggio i fedeli s'inginocchiavano, gli baciavano la mano ed anche il lembo della veste. Non pochi dicevano: E' Santo! E' Santo! -

Don Bosco giunse in sacrestia piangendo.
- Che cosa le è capitato? - gli si chiese.
- Povero me! Quando morrò, mi lasceranno in Purgatorio! Si penserà: Don Bosco è Santo! - e così nessuno pregherà per me!... Ah, il mio Purgatorio! -

 Passato qualche tempo, mi decido a buttar giù questo resoconto degli esercizi spirituali ignaziani svolti presso il priorato di Montalenghe della Fraternità San Pio X.
La mia consueta pigrizia, con annessa tendenza alla procrastinazione, per una volta si è rivelata provvidenziale: dopo i recenti avvenimenti di cronaca e conseguenti giudizi affrettati su una delle più importanti realtà tradizionali, risulta specialmente necessario mostrare il vero volto della pia associazione sacerdotale di cui trattiamo, ben distante da qualsivoglia strumentalizzazione ideologica proveniente dalla solita approssimazione giornalistica. E descriverne questo “servizio” offerto ai fedeli mi pare il miglior modo per riabilitarla, agli occhi di chi ne avesse bisogno.

di don Marcello Stanzione

Teresa d’Avila nacque in Spagna nel 1515 e morì ad Alba de Tormes il 4 ottobre 1582. Consideriamo ora come si inseriscono gli Angeli eletti e quelli decaduti nel contesto della complessa esistenza di S. Teresa d’Avila, nelle sue vicende umane, nel suo cammino interiore, nelle sue esperienze mistiche. Le fonti, che ci offrono notizie a riguardo, sono gli scritti della Santa, soprattutto l’autobiografia in cui elle descrive le sue visioni soprannaturali di Angeli e di demoni; e il “Cammino di perfezione” dove, in numerose pagine, mette in guardia specialmente le persone religiose, contro le tentazioni e i tranelli del demonio, specificandoli e dando opportuni consigli pratici.

di Massimo Viglione

 Ignazio (in basco Íñigo) López nacque a Loyola intorno al 1491 e morì a Roma il 31 luglio del 1556 (canonizzato il 12 marzo 1622 da Papa Gregorio XV). Ultimo di tredici figli, faceva parte di una nobile famiglia che abitava un piccolo castello nella regione basca. Pur destinato al sacerdozio, egli non aveva la vocazione: leggeva continuamente romanzi cavallereschi e decise così di intraprendere la carriera militare, conducendo per un certo tempo la vita avventurosa e anche dissipata del soldato (un po’ come san Francesco). E, come per san Francesco, accadde un episodio che modificò per sempre la sua vita: combattendo nel 1521 nell’esercito del giovane Re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d’Asburgo, nella celebre battaglia di Pamplona contro i francesi venne ferito gravemente.

Incipiebat enim mori... Domine descende, priusquam moriatur filius meus. (Ioan. 4. 47. et 49.)

Le passioni per se stesse non sono male né dannose: quando elle sono regolate secondo la ragione e la prudenza non recano già danno, ma profitto all'anima. Quando all'incontro son disordinate, cagionano rovine irreparabili a chi le segue; poiché la passione, allorché prende possesso del cuore, oscura la verità e non fa più vedere quel che è buono e quel che è male. Perciò l'Ecclesiastico pregava Dio a liberarlo da un animo appassionato: Animae irreverenti et infrunitae ne tradas me. Guardiamoci dunque da farci dominare da qualche passione iniqua. Nel corrente vangelo si narra, che un certo Regolo avendo un figlio che stava in prossimo pericolo di morte (incipiebat enim mori), e sapendo che Gesù Cristo era venuto in Galilea, andò a ritrovarlo, lo pregò che venisse a guarirlo: Descende, priusquam moriatur filius meus.

  sant'ignaziodi Corrado Gnerre


Sant’Ignazio di Loyola è una delle figure che ha maggiormente influito non solo nella storia religiosa ma anche in quella culturale dell’Occidente. Approfondiamo in questa voce la sua spiritualità, soprattutto in relazione alla lotta contro il Luteranesimo.

L'uomo per il suo corpo varrebbe poco o niente; per l'anima vale molto davanti a Dio. La natura umana è debole, incli­nata al male per la colpa originale e de­ve sostenere continue battaglie spirituali. Iddio, in vista di ciò, ha voluto dare un valido aiuto agli uomini, assegnando a ciascuno un Angelo particolare, che chia­masi Custode. Disse il Signore Iddio nell'Antico Te­stamento: « Ecco che io manderò il mio Angelo, il quale ti precederà e ti custo­dirà lungo la via... Rispettalo ed ascolta la sua voce, né ardire disprezzarlo... Che se ascolterai la sua voce, sarò vicino ai tuoi nemici e colpirò chi ti colpirà ».

di don Marcello Stanzione

Papa Pio XII nel 1949 proclamò san Michele protettore della polizia italiana, ma precedentemente già durante la seconda guerra mondiale tenne un memorabile discorso sul principe delle celesti milizie. Papa Pacelli affermò: “Nella schiera dei Santi che essa venera, la Chiesa offre ai fedeli dei Patroni per i diversi stati e le diverse età della vita. Voi lo sapete, o diletti sposi novelli; ma sarete forse alquanto sorpresi nel sentirci oggi invocare su di voi la protezione dell’Arcangelo San Michele, di cui la Chiesa festeggia in questo giorno l’Apparizione, e per il quale voi, a primo aspetto, non provate forse che un senso di timore riverente.

 dall'originale in inglese del Servo di Dio Cardinale Merry del Val, suo segretario di Stato

Che Pio X amasse la musica, per la quale possedeva un naturale talento, non si può mettere in dubbio. L'avere Egli, durante la sua vita operosa di sacerdote, trovato modo di conoscere e di acquistare la tecnicità dell'arte, giustifica la conclusione che la natura fu molto larga con Lui dal momento che sappiamo come i doveri del suo ministero pastorale non potevano permettergli di coltivare il suo gusto.