dal libro

Lo hanno detronizzato.

Dal liberalismo all’apostasia. La tragedia conciliare.

brani scelti

 

 

 

 

Prima Parte - Il Liberalismo. Principi ed applicazioni.

Capitolo VI - Ineguaglianze necessarie - seguito -

 Papa Pio VI, innanzitutto, che condanna in special modo l’articolo II di questa stessa dichiarazione (45), va al principio stesso della libertà-eguaglianza: lo condanna definendolo «chimere» e «parole vuote»:

 «Dove è dunque questa libertà di pensare e di agire che l’Assemblea Nazionale accorda all’uomo come un diritto imprescrittibile della natura?

 Questo chimerico diritto non è contrario ai diritti del sommo Creatore al quale dobbiamo l’esistenza e tutto ciò che abbiamo? Si può inoltre ignorare che l’uomo non è stato creato per se stesso, ma per essere utili ai suoi simili?

 Tanta è la debolezza della natura umana che li uomini per conservarsi hanno bisogno dell’aiuto scambievole; ecco perché gli uomini hanno ricevuto da Dio la ragione e l’uso della parola, per metterli nella condizione di chiedere l’aiuto altrui e di aiutare a loro volta coloro che chiedono il loro appoggio.

 È dunque la natura stessa che ha avvicinato gli uomini e li ha riuniti in società; inoltre, poiché l’uso che l’uomo deve fare dalla ragione consiste essenzialmente nel riconoscere il suo supremo autore, onorarlo, glorificarlo, dargli la sua persona e tutto il suo essere; poiché è necessario che fin dalla sua infanzia egli sia sottomesso a coloro che gli sono superiori in età, che si lasci guidare e istruire dalle loro lezioni, che impari da essi a regolare la sua vita secondo le leggi della ragione, della società e della religione, questa uguaglianza e questa libertà tanto vantate sono dunque per lui, fin dalla nascita, solo delle chimere e delle parole vuote » (46).

 Da questa libertà-eguaglianza, che si sostiene essere innata nell’individuo, deriverà, in virtù del contratto sociale, il principio della sovranità del popolo; la sovranità risiede originariamente nel popolo e niente affatto in Dio né nelle autorità naturali costituite da Dio: Pio VI non manca di notare questa conseguenza.

 Papa Leone XIII condanna a sua volta il principio liberale dell’uguaglianza degli uomini, ripreso dai socialisti, e distingue accuratamente l’eguaglianza che gli uomini hanno tramite la loro natura comune, dall’ineguaglianza che assumono causa le loro diverse funzioni nella società, e che è affermata dal Vangelo:

 «I socialisti […], invero, non smettono di dire che tutti gli uomini sono per natura uguali fra loro, e quindi sostengono non doversi prestare ai maggiori né onore, né riverenza, né obbedire se non forse a quelle leggi che furono da essi stessi fatte a talento.

 «All’opposto, secondo gli insegnamenti del Vangelo, tutti gli uomini sono uguali in quanto che, avendo tutti sortito la medesima natura, tutti sono chiamati del pari alla medesima altissima dignità di figliuoli di Dio; e che tutti avendo lo stesso fine a conseguire, dovranno essere giudicati a norma della stessa legge, per riceverne premi o pene secondo che avranno meritato. Tuttavia l’ineguaglianza di diritti e potestà proviene dall’Autore medesimo della natura, “dal quale tutta la famiglia e in cielo e in terra prende il nome”» (47).

 Leone XIII rammenta allora il precetto dell’obbedienza alle autorità, impartito dall’apostolo san Paolo: «non c’è autorità che non venga da Dio: e quelle che esistono sono state stabilite da Dio. Quindi, chi si oppone all’autorità si oppone all’ordine voluto da Dio» (Rm 13, 2).

 Poi il Pontefice insegna che la gerarchia che si riscontra nella società civile non è un mero frutto della volontà degli uomini, ma innanzitutto l’applicazione di un’ordinazione divina, del piano divino:

«Così che, Colui che creò e governa ogni cosa, nella sua provvida sapienza dispose che le infime cose per via delle mezzane, e le mezzane per via delle altissime arrivino ciascuna al suo fine. Pertanto in quella guisa che nello stesso regno celeste volle che vi fossero cori di angeli istinti fra loro e gli uni agli altri soggetti; in quella guisa ancora che nella Chiesa stabilì vari gradi di ordini e una moltitudine di ministeri, onde non tutti fossero apostoli, non tutti pastori, non tutti dottori; così dispose del pari che nella società civile vi fossero vari ordini distinti per dignità, per diritto e per potere, onde la città, a somiglianza della Chiesa, rendesse immagine d’un corpo che ha molte membra, le une delle altre più nobili, ma insieme scambievolmente necessarie e sollecite del comune vantaggio» (48).

 Mi sembra che questi testi mostrino bene il totale irrealismo del principio fondamentale del liberalismo libertà-eguaglianza.

 Al contrario, è un innegabile fatto di natura che l’individuo non è, in alcuna tappa della sua vita, un individuo intercambiabile, ma che è sin dall’inizio un membro facente parte di un corpo costituitosi senza che lui abbia detto la sua. All’interno di questo corpo, inoltre, egli è sottomesso a necessarie e benefiche costrizioni. In questo corpo infine egli troverà il posto che corrisponde alle sue attitudini naturali o acquisite, così come ai suoi doni sovrannaturali, a loro volta sottomessi a gerarchie e ineguaglianze altrettanto benefiche. Così lo concepisce Dio, che è un Dio di ordine e non di disordine.

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45) «La libera comunicazione di pensieri e opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo: ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi stabiliti dalla legge».

46) Lettera Quod aliquantulum, del 10 marzo 1791, ai Cescovi dell’Assemblea Nazionale Francese, PIN 3.

47) Enciclica Quod apostolici, PIN 71-72.

48) Ibid. n.74