Andrea della Robbia, Crocifissione

di don Luigi Moncalero

 La Pasqua cristiana, commemorazione della Risurrezione di Gesù Cristo, è la più antica e solenne festa dei cristiani, principio e centro dell’anno ecclesiastico. La data di Pasqua decide, infatti, l’inizio della Settuagesima, della Quaresima e delle altre feste mobili (Ascensione, Pentecoste, ecc. ), il numero delle domeniche dopo l’Epifania e dopo Pentecoste. Perché la Pasqua cristiana si celebra così presto quest’anno?

 È molto semplice: perché la Pasqua si celebra nella prima domenica dopo il plenilunio dell’equinozio primaverile.

Vi sembra complicato? Prendete un calendario con le fasi lunari. Basta andare all’equinozio di primavera, che come tutti sanno è il 21 di marzo (è l’inizio della primavera). La luna piena che segue la data del 21 marzo sarà, nel 2013, il 27 di marzo, un mercoledì: ecco perché Pasqua sarà la domenica successiva, cioè il 31 marzo.

Avete ancora un calendario del 2012? Stesso giochino: andate al 21 marzo: troverete che proprio il 22 c’è stata la “luna nuova”, cioè l’inizio della fase lunare. Vuol dire che per vedere la luna piena avete dovuto attendere 15 giorni: infatti troverete che nel 2012 il plenilunio successivo al 21 marzo era venerdì 6 aprile. Quindi la domenica successiva era Pasqua: 8 aprile.

Ci si chiede: ma perché questa scelta di legare la data di Pasqua alle fasi lunari?

La risposta è meno semplice e, nel corso dei secoli, la determinazione delle data di Pasqua ha fatto scorrere fiumi di inchiostro. Molto brevemente. In Asia la Pasqua si celebrava nel giorno della morte di Cristo (secondo il calendario ebraico il 14 del mese di nîsan, ma anche questa data era mobile), in qualunque giorno della settimana cadesse. Nell’Occidente si celebrava la Pasqua sempre la domenica seguente il plenilunio primaverile. La controversia ebbe una fase acuta sotto il Papa Vittore I verso il 190, come narra sant’Eusebio nella sua Historia ecclesiastica. Non mancarono tentativi di conciliare queste due usanze, ma la cosa non fu senza… dolore! Del resto la lotta fu viva per tutto il II secolo e parte del III. Basti dire che l’intervento di sant’Ireneo scongiurò addirittura uno scisma.

Se l’uso latino prevalse circa la data di Pasqua, fu invece l’uso orientale a prevalere circa la determinazione del plenilunio, al fine di non avere la Pasqua in comune con gli Ebrei (infatti, la Pasqua cristiana non perpetua la festa ebraica, ma la compie con il suo contenuto puramente cristiano della redenzione operata da Cristo mediante la sua Passione: è quindi importante distinguere le due date). I Romani usavano un ciclo di 89 anni (detto di Ippolito); gli Alessandrini invece  un ciclo di 19 anni, detto di Anatolio. Solo nel 525, Dionigi il Piccolo escogitò un nuovo computo, basato su quello alessandrino, che divenne poi universale ai tempi di Carlo Magno. In base ad esso la data di Pasqua è compresa tra il 22 marzo (Pasqua alta) e il 25 aprile (Pasqua bassa).

Bella è questa spiegazione che dà il Vescovo Niceta, che mette in parallelo la creazione del mondo e la nuova creazione operata dal Redentore: «Cristo risorse nell’equinozio di primavera, con la luna piena, di domenica: lo sappiamo confrontando la risurrezione con l’inizio del mondo narrato dalla Genesi, quando al primo apparire dell’asciutto, che Dio chiamò terra, furono pronunciate le parole: “La terra produca germogli di ogni specie e ogni specie di alberi” (Gn 1, 10-11). Ora considerando che tutto germina di primavera, comprendiamo che il mondo ebbe inizio in essa […]. Ma dato che il periodo di primavera dura tre mesi, si vede che fu quello di mezzo a dare inizio al mondo, all’equinozio di primavera in cui il tempo della luce e quello delle tenebre sono perfettamente uguali, quando, come sta scritto, Dio divise il mondo “metà luce e metà tenebre” (Gn 1, 18). Non c’è da dubitare della giustizia e della bontà del Signore, se dopo aver creato il mondo volle illuminarlo in modo che la luce e le tenebre fossero di eguale misura, la prima chiamata ad aumentare, la seconda a diminuire […].

Non possiamo poi dubitare che la domenica fu il primo giorno [della creazione], poiché, come dice la Scrittura, “il mondo fu creato in sei giorni e nel settimo Dio si riposò” (Es 20. 11). Il settimo fu quindi chiamato sabato. È dunque chiaro che il primo giorno fu anche il primo della settimana, cioè la domenica […]. Alla stessa maniera si dice sia avvenuta di domenica, all’equinozio di primavera e con la luna piena, dopo la passione, la risurrezione del Signore che liberò la creazione dalla schiavitù […]» Niceta di Remesiana (+414), Catechesi preparatorie al Battesimo, Città Nuova Editrice, Roma 1985, p. 116 ss.).

 

(Fonti: Enciclopedia Cattolica, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il libro cattolico, Città del Vaticano, 1952, voce Pasqua; Grande dizionario enciclopedico, UTET, Torino, 1937).

 

 

 

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