Elisa Aloi

Alessandro Fiore

Dio non ha mai cessato di confermare la missione divina della Chiesa con i più stupefacenti miracoli, persino all’epoca attuale, e proprio quando un certo scientismo crede di poter sbarazzarsi del concetto stesso di miracolo e confinarlo nel regno delle favole, del mito, o nel campo del fenomeno fisico sconosciuto. Contro questo atteggiamento pseudo-scientifico, nato soprattutto nel clima positivista del ‘800, Dio “risponde”, tra l’altro, con i fatti di Lourdes. Fatti che vedono l’Immacolata intervenire per attestare la verità del cattolicesimo, dalle apparizioni di cui fu favorita  Bernardetta Soubirous, alle guarigioni miracolose avvenute dal 1858 e durante tutto il XX secolo.

Uno di questi casi, quello della guarigione miracolosa di Elisa Aloi, avvenuta nel 1958, è particolarmente interessante. Si tratta del 61° miracolo di Lourdes approvato dalla Chiesa. Elisa Aloi fu guarita a Lourdes da una tubercolosi ossea multipla fistolosa il 5 giugno 1958. Il miracolo fu riconosciuto dalle autorità ecclesiastiche, dopo l’esame approfondito da parte dell’Ufficio delle Costatazioni Mediche e del Comitato Medico Internazionale di Lourdes, il 26 maggio 1965. Elisa, prima del miracolo, era rimasta, a causa della malattia, assolutamente immobile per undici anni ed aveva subito 33 interventi chirurgici alla gamba destra. Durante uno degli interventi, il professore che seguì per anni la malata asportò 10 centimetri di femore, volendo arrestare la progressione dell’infezione. Quando il professore seppe dell’intenzione della malata di andare a Lourdes, disse: “Tornerai morta”. Elisa Aloi volle andare in ogni caso, pensando che “morire a Messina o a Lourdes, faceva la stessa cosa”.

A Lourdes, un giorno venne condotta in barella alle piscine, tutta ingessata come al solito (“ero un pupazzo di gesso”, dice la stessa miracolata). Non potendo entrare così nelle piscine, le misero addosso un telo bagnato con l’acqua delle piscine. In quel momento, Elisa ebbe l’impressione che qualcuno la “svuotasse dentro”; le sue gambe cominciarono a muoversi dentro il gesso e Elisa riusciva a muovere le dita dei piedi. Il capo medico, che medicava due o tre volte al giorno le sue ferite, si accorse che le ferite erano inspiegabilmente chiuse, la garza ed i tubi di drenaggio si trovavano accanto alle gambe, e le bende, prima piene di pus, erano pulite. Subito dopo, anche i medici dell’Ufficio delle Constatazioni mediche esaminarono le ferite.

La miracolata tornò a Messina e venne sottoposta a nuovi esami radiologici: il professore che aveva asportato il pezzo di osso dalla gamba di Elisa, dopo aver esaminato di nuovo la gamba, affermò: “Io non metto in dubbio i miracoli di Dio e della Madonna, né vorrei mettere in dubbio le parole del nostro radiologo: lui dice che tu non hai assolutamente nulla, neanche tracce di decalcificazione, ma l’osso che ho operato io, come si è rifatto?”. Allora Elisa, di colpo, si alzò in piedi davanti al professore: egli, vedendola in piedi su due gambe, fu così stupito che ebbe quasi “l’impressione di vedere un fantasma”. La miracolata cominciò così a camminare, grazie all’osso ricresciuto, dopo undici anni di immobilità e senza alcuna fisioterapia.

La miracolata Elisa Aloi è tutt’ora vivente per testimoniare gli eventi di quest’incredibile storia: lo ha fatto recentemente durante una trasmissione televisiva, “Porta a Porta”, il 18 ottobre scorso (si veda: uccronline). Tra gli ospiti della trasmissione, era presente anche il purtroppo noto matematico-ateo-scientista Piergiorgio Odifreddi, che è sembrato più volte essere in difficoltà.

Dopo la testimonianza di Elisa, viene chiesto a Odifreddi di spiegare i fatti miracolosi del 1958. Allora il matematico comincia a parlare del “potere creativo della memoria”, e del suo argomento preferito, le presunte “guarigioni spontanee” conosciute alla letteratura medica. Da una parte però, egli dimentica che non si tratta di un caso affidato ai “vaghi ricordi” di una signora 50 anni dopo i fatti, ma di una guarigione attestata subito dopo i fatti, oltre che dalla stessa miracolata, anche da tanti medici presenti a Lourdes e dagli specialisti che l’avevano curata per anni, di una guarigione studiata in tutti i suoi aspetti dagli esperti del Comitato Medico Internazionale e dai teologi della Commissione diocesana; d’altra parte, Odifreddi fa finta di non sapere, come gli viene rinfacciato anche durante la trasmissione, che i casi possibili di “guarigione spontanea” sono molto diversi dai miracoli che avvengono a Lourdes (e non soltanto a Lourdes). Una cosa è la remissione o retrocessione inaspettata di una malattia, come una paralisi nervosa, che avviene qualche volta per cause non bene individuabili; tutt’altra cosa è però la guarigione istantanea di una malattia o lesione organica, mediante l’immediata ricostituzione di tessuti e rimarginazione di ferite evidenti, e addirittura, qualche volta, come in questo caso, mediante l’immediata comparsa di 10 centimetri di femore precedentemente asportati (il tutto, guarda caso, proprio nel momento in cui Elisa Aloi è bagnata dall’acqua di Lourdes).

Odifreddi, in un primo momento fa finta di ignorare tutto ciò, ma, in un secondo momento, citando la celebre frase dello scettico Emile Zola: “A Lourdes si vedono tante stampelle ma nessuna gamba di legno …” (come per dire: “se si vedessero degli arti ricrescere, questo sì che sarebbe un vero miracolo”), ammette così implicitamente che la “guarigione spontanea” non può proprio tutto. Stranamente, Vittorio Messori, ospite anche lui di “Porta a Porta”, non coglie l’occasione d’oro offertagli dallo stesso Odifreddi, visto che proprio Messori ha scritto un libro in cui ricostruisce rigorosamente con documenti storici inoppugnabili il miracolo di Calanda (Spagna), in cui, per intercessione della Madonna del Pilar, Dio restituì a Miguel Juan Pellicer la gamba che gli era stata amputata.

A pensarci bene però, che sia un’intera gamba a ricrescere miracolosamente (come è avvenuto a Calanda), oppure che si ricostituisca improvvisamente un’altra parte del corpo, come dei tessuti distrutti e un pezzo d’osso mancante (nel caso di Elisa Aloi), riviene sostanzialmente alla stessa cosa: proprio per questo, spinto forse dall’innato senso comune, difficile da sopprimere interamente, l’ateo Piergiorgio Odifreddi (vanificando il ricorso che aveva fatto precedentemente alle “guarigioni spontanee”), confrontato alla guarigione che la stessa miracolata “in carne e ossa” raccontava con semplicità e precisione davanti a lui, è costretto ad ammettere che “ se le ipotesi fossero quelle che si dicono, certamente ci metterebbero in difficoltà (…) se quello che è successo a Lourdes è vero, allora la fede cattolica è vera …”. La condizionale è corretta; la logica stringente. Persino per un ateo. Non ci sono guarigioni spontanee che tengano.

Come sfuggire allora alla conclusione? Odifreddi, in fondo, pensa come pensano tutti gli ideologi: “se i fatti non ci daranno ragione, peggio per i fatti”. Eppure: contra factum non fit argumentum. Le testimonianze serie, autorevoli e immediatamente successive ai fatti, di Elisa Aloi, del personale medico di Lourdes, degli specialisti che per lungo tempo presero in cura Elisa, l’esame dell’intero dossier medico relativo al caso straordinario, con tanto di radiografie e consultazioni di esperti in ogni campo, protrattosi per anni e compiuto rigorosamente dal Comitato Medico Internazionale e dalla Commissione diocesana, fondano la storia del miracolo su una base, a dir poco, granitica ed indubitabile. E questo è più che sufficiente per giungere alla conclusione tanto temuta dall’ateismo, dal razionalismo e dallo scientismo: quello che è successo a Lourdes è vero. Dunque la fede cattolica è vera.

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