dal libro

Lo hanno detronizzato.

Dal liberalismo all’apostasia. La tragedia conciliare.

brani scelti

 

 

 

seguito

 Seconda Parte - Il Cattolicesimo Liberale.

Capitolo XX - Il senso della Storia

 

Un’obiezione liberale contro la città cattolica

Avete ben compreso, credo, da quanto abbiamo detto prima, che nella Storia non c’è alcuna legge immanente del progresso della libertà umana, né alcuna legge immanente dell’emancipazione della città temporale nei confronti di Nostro Signore Gesù Cristo.

Ma, dicono i liberali, come il principe Albert de Broglie nel suo libro L’Eglise et l’Empire Romain au IVe siècle, il regime che voi vantate, dell’unione tra la Chiesa e lo Stato, che fu quello dei Cesari cristiani, romani o germanici, ha sempre condotto all’asservimento della Chiesa nei confronti dell’Impero, ad una dipendenza imbarazzante del potere spirituale nei confronti del gladio temporale. L’alleanza del trono e dell’altare non è mai stata, dice l’autore, «né durevole, né sincera, né efficace» (160). A nulla valgono di conseguenza la libertà e l’indipendenza reciproca dei due poteri.

Lascio al Cardinale Pie la cura di rispondere a queste accuse liberali; egli non esita a tacciare queste affermazioni temerarie di «banalità rivoluzionarie»

«Se alcuni principi, dice, ancora neofiti e troppo poco disabituati ai comportamenti assolutisti del cesarismo pagano hanno mutato sin dall’origine in oppressione la loro legittima protezione; se hanno (di solito nell’interesse dell’eresia e su richiesta di Vescovi eretici) agito con un rigore non consono allo spirito del cristianesimo, nella Chiesa ci sono stati uomini di fede e di ardimento, come il nostro Ilario e il nostro Martino, come gli Attanasi e gli Ambrogi, per richiamarli allo spirito della mansuetudine cristiana, per ripudiare l’apostolato del gladio, per dichiarare che la convinzione religiosa non s’impone mai con la violenza, per proclamare infine in modo eloquente che il cristianesimo che si era propagato nonostante la persecuzione dei principi, poteva ancora fare a meno della loro benevolenza e non doveva assoggettarsi a tirannia alcuna. Noi conosciamo e abbiamo soppesato ciascuna delle parole di questi nobili atleti della fede e della libertà della Chiesa loro madre. Ma, protestando contro gli eccessi e gli abusi, biasimando ritorni intempestivi e ottusi, che talvolta persino attentano al principio e alle regole dell’immunità sacerdotale, mai nessuno di questi dottori cattolici ha dubitato che il dovere delle nazioni e dei loro capi fosse quello di fare professione pubblica della verità cristiana, di conformare ad essa i loro atti e le loro istituzioni, e anche di interdire con leggi sia preventive che repressive, secondo le attitudini dei tempi e degli spiriti, gli oltraggi che rivestono un carattere di empietà patente e che seminano il dubbio e il disordine in seno alla società civile e religiosa» (161).

Che il regime della «sola libertà» sia un progresso sul regime dell’unione fra i due poteri, è un errore che io ho già sottolineato e che viene ben illustrato da questo testo del Cardinale Pie. La Chiesa non ha mai insegnato che il senso della Storia e il progresso consistono nella tendenza ineluttabile all’emancipazione reciproca del temporale nei confronti dello spirituale. Il senso della Storia di Jacques Maritain e Yves Congar non è che un controsenso. Questa emancipazione che descrivono come un progresso non è infatti altro che un divorzio rovinoso e blasfemo tra la città e Gesù Cristo. E c’è voluta tutta l’impudenza di Dignitatis humanae per canonizzare tale divorzio, e questo, suprema impostura, in nome della verità rivelata!

«La nostra società, dichiarava Giovanni Paolo II, in occasione del nuovo concordato tra la Chiesa e l’Italia, la nostra società è caratterizzata dal pluralismo religioso»; e ne traeva la conseguenza: la separazione della Chiesa e dello Stato è postulata da questa evoluzione. Ma mai Giovanni Paolo II ha avanzato un giudizio su tale cambiamento, anche solo per deplorare la laicizzazione della società, o semplicemente per dire che la Chiesa si rassegnava ad una situazione di fatto. No! La sua dichiarazione, come quella del Cardinale Casaroli, è stata confezionata lodando la separazione della Chiesa dallo Stato come il regime ideale, l’esito di un processo storico normale e provvidenziale sul quale non c’è nulla da ridire! In altre parole: «Viva l’apostasia delle nazioni, ecco il progresso!» o ancora: «Non bisogna essere pessimisti! Abbasso i profeti di sciagura! Gesù Cristo non regna più? Che importa? Va tutto bene! In ogni modo la Chiesa è in marcia verso il compimento della sua storia. E poi, dopo tutto, il Cristo giunge, alleluia!». Questo beato ottimismo fra tante rovine già ammonticchiate, questo escatologismo davvero imbecille, non sono i frutti dello Spirito d’errore e di traviamento? Tutto ciò mi sembra assolutamente diabolico.

_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

 

160) Op. cit. T. IV, p. 424, citato da Padre Théotime de Saint Just, p. 55.

161) Terza istruzione sinodale sui principali errori dell’epoca presente, Œuvres V, p. 178.