Editoriale DICI n°226

Il quotidiano del Vaticano ha per titolo L’Osservatore Romano, il che significa che i suoi lettori hanno il diritto di esigere che esso si dimostri, non solo osservatore, ma anche vigilante, quando pubblica un testo del Papa il cui tenore non può che gettare scompiglio negli spiriti. In effetti, quando si è ufficiosamente il giornale ufficiale della Santa Sede, si devono prevedere gli effetti che inevitabilmente produrrà la pubblicazione di dichiarazioni che necessitano quanto meno un commento, se non un’esegesi.

Sabato scorso l’Osservatore Romano ha anticipato alcuni stralci del libro-intervista “Luce del Mondo” a Benedetto XVI, scritto dal giornalista Peter Seewald e che uscirà prossimamente. Fra le affermazioni del Pontefice vi è quella in cui dichiara che ci sono "singoli casi" in cui l'uso del profilattico "può essere giustificato"… "Ad esempio con una prostituta, se questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole". Di fronte a tale dichiarazione, pubblicizzata mondialmente, la Fraternità San Pio X vuol ricordare che i principi della legge naturale e della morale, insegnati in maniera perenne dalla Chiesa, non possono cambiare col tempo e che un’azione intrinsecamente cattiva non può divenire lecita a secondo delle circostanze.

DITTATURA DEL RELATIVISMO: la politica del “do ut des” nella Spagna di Zapatero

Corrispondenza Romana n.1154 del 7/8/2010

La Spagna abolisce la corrida. Titolano più o meno così i maggiori quotidiani nazionali nel commentare la notizia del provvedimento con cui il parlamento catalano ha approvato a larga maggioranza la fine della mattanza dei tori nella regione spagnola della Catalogna.

Il palio senese del due luglio, tradizionalmente dedicato alla Madonna di Provenzano, è stato quest’anno funestato da un grave attacco alla tradizionale matrice cristiana della festa religiosa toscana.

Il Comune ha infatti commissionato la pittura del “drappellone” – il tipico stendardo del Palio – al pittore libanese di religione musulmana Ali Hassoun. Lo scandalo, ovviamente, non risiede tanto nella religione professata dal pittore ma nel contenuto iconografico e simbolico della sua opera. L’artista ha infatti raffigurato Maria – che, stando alle norme che regolano la stesura della tela, dovrebbe essere rappresentata all’apice, nell’atto di vegliare sulla città – con in capo una corona ove compaiono la mezzaluna islamica e la stella di David. Sotto di lei si staglia un san Giorgio con tanto di Kefiah – la somiglianza con un guerriero saraceno è indubbia – nell’atto di trafiggere un drago.

La diocesi si è espressa mediante il portavoce del vescovo Antonio Buoncristiani, diffondendo una nota che anticipa una valutazione. «L’opera di Hassoun è permeata da un profondo afflato religioso, che si richiama a diverse tradizioni», scrive la diocesi, ma «problematico è l’inserimento sulla corona della Vergine della Mezzaluna, simbolo dell’Islam, e della stella di Davide, effigie dell’Ebraismo». Una dichiarazione più energica è invece giunta da Monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, che ha definito i simboli «inaccettabili per una autentica coscienza cristiana».

Definire la tela esclusivamente “sincretista” potrebbe però apparire riduttivo. Come ricordato da Antonio Socci su “Libero” di giovedì primo luglio, l’artista ha infatti trascritto vicino al volto di Maria la sura 19 del Corano, in cui la Madonna viene celebrata come madre di Gesù. È però sufficiente una basilare conoscenza dell’Islam per comprendere che il Gesù coranico è un semplice profeta, e non il vero Figlio di Dio, «Cosicché – aggiunge Socci – abbiamo una icona che dovrebbe essere cristiana e celebrare la Madre di Dio, nella quale invece si celebra la Maria del Corano». Il “drappellone”, quindi, dietro l’apparenza del politicamente corretto, intende celebrare una figura di chiara ascendenza islamica.

Corrispondenza Romana n.1150 del 10/7/2010

Le coppie di fatto – eterosessuali ed omosessuali – che ne faranno richiesta, potranno d’ora in poi ottenere a Torino un attestato che riconoscerà loro lo status di «famiglia anagrafica basata sul vincolo affettivo». La delibera approvata lunedì 28 giugno dalla giunta Chiamparino ha così recepito una campagna promossa del partito Radicale e del movimento omosessualista grazie ad una raccolta di firme volta a riconoscere alle coppie di fatto diritti e benefici inerenti i servizi sociali del comune.

Come sottolineato da “Avvenire” del 1 luglio 2010, il provvedimento – oltre a rappresentare un chiaro attacco alla famiglia naturale – presenta inoltre delle gravi lacune, se non addirittura dei macroscopici errori. Il quotidiano dei vescovi si chiede infatti come sia possibile verificare le assurde condizioni poste dal Comune per il rilascio del certificato, tra le quali compare la richiesta di garantire e dimostrare all’impiegato dell’anagrafe la “stabilità e durata” del legame tra i due partner.

Fermarsi ad analizzare i singolari aspetti burocratici del provvedimento potrebbe però far perdere di vista il vero significato simbolico del gesto della giunta Chiamparino che non è altro, infatti, che un primo passo verso richieste e rivendicazioni sempre più audaci da parte del movimento omosessualista. Questo d’altronde desidera – non ne ha mai fatto mistero – esclusivamente il riconoscimento del matrimonio omosessuale e la conseguente possibilità di adottare bambini da parte delle coppie gay. Non a caso, tra i vari commenti al provvedimento il più significativo è stato quello del Comitato per le Unioni Civili, che lo ha definito come un «primo passo nella direzione giusta».

Corrispondenza Romana n.1150 del 10/7/2010

Le Chardonnet, aprile 2010

A cinque anni dall’elezione di Benedetto XVI e a sei mesi dall’inizio dei colloqui dottrinali fra Roma e la Fraternità San Pio X, la questione romana rimane più che mai di attualità. Prima di esaminare la questione di ciò che la Romanità è o non è, abbiamo quindi chiesto a Don Régis de Cacqueray, Superiore del Distretto di Francia, di fare il punto per mezzo di alcune domande che possono porsi i lettori di Le Chardonnet.

Comunicato del Superiore di Distretto della Francia don Régis de Cacqueray

«Varie sono le sètte che, sebbene differenti di nome, di rito, di forma, d’origine, essendo per uguaglianza di proposito e per affinità de’ sommi principi strettamente collegate fra loro, convengono in sostanza con la setta dei Frammassoni [… questa …] traforandosi per via di audacia e d’inganni in tutti gli ordini civili, incominciò ad essere potente in modo da parer quasi padrona degli Stati. Da sì celere e tremenda propagazione ne sono seguiti a danno della Chiesa, della potestà civile, della pubblica salute, quei rovinosi effetti, che i Nostri Antecessori gran tempo innanzi avevano preveduti.» Leone XIII in Humanum Genus del 20 aprile 1884.

Rivista americana The Remnant

DICI 15 maggio 2010-05-16

Brian Mershon: Monsignore, qual è la sua reazione di fronte a questo risultato di 19 milioni di Rosari, mentre la Fraternità ne aveva chiesti 12 milioni?

Mons. Fellay: Innanzi tutto, sono molto, molto felice nel vedere tanto entusiasmo e tale risposta al nostro appello. Sono certo che questo risultato non è dovuto solo ai nostri fedeli. Sono convinto che molti, molti altri si sono uniti a questa crociata, ma ne ignoriamo il numero. Questa è la prima cosa. Seconda, questo entusiasmo sta a significare che i fedeli hanno preso coscienza dell’importanza di questa intenzione. E me ne rallegro, perché essa è molto, molto importante.

S. Pio VRiflessione del Superiore del distretto di Francia sull'odio del mondo verso la Chiesa e il Papa, di questo mondo che odia Dio.

Fonte: www.laportelatine.org

Perché il mondo odia Benedetto XVI

«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me» Giovanni XV, 18. Questo avvertimento che Nostro Signore rivolse ai suoi discepoli fu indubbiamente uno dei più gravi.

Fatima risultato RosariLa casa generalizia della Fraternità Sacerdotale San Pio X a Menzingen ha oramai ricevuto i risultati definitivi  della Crociata del rosario lanciata dal Mons. Bernard Fellay. Sono più di 19 milioni i rosari recitati nel mondo  intero tra il 1° maggio 2009 e terminata il 25 marzo 2010, per ottenere la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, secondo la domanda della Madonna a Fatima.