In un'intervista del 9 marzo scorso, Mons. Bernard Tissier de Mallerais, vescovo ausiliario della Fraternità San Pio X, ritorna con fermezza sul video del Papa del 6 gennaio e manifesta la sua indignazione.

Mons. Tissier de Mallerais, vescovo della Fraternità San Pio X, è stato consacrato da Mons. Lefebvre nel 1988. Ha accettato di rispondere alle domande di MPI (Média Presse Info) riguardo al video augurale del papa pubblicato nel mese di gennaio 2016. Lo ringraziamo per le sue parole chiare e inequivocabili come devono essere quelle di un vescovo cattolico.

Monsignore, papa Francesco ha pubblicato un video per esprimere i suoi auguri e le sue intenzioni di preghiera. In questo video si vedono un musulmano, una buddista, un ebreo ed un sacerdote cattolico. Ognuno tiene tra le mani dei simboli della propria religione. Cosa deve dire un vescovo cattolico riguardo a tale video?

Un vescovo cattolico deve essere profondamente indignato del video di papa Francesco del 6 gennaio 2016. E’ inammissibile. Non sono tanto le parole di Francesco ad essere scandalose ma la forza delle immagini che ha egli stesso realizzato, scandalose nel senso vero e proprio, che inducono all’errore, all’eresia. Innanzitutto la falsa comunione nella fede in Dio, di quel prete cattolico, di quel rabbino, di quel mufti e di quella donna buddista, è espressa in immagini come se fosse il pensiero del papa.
Ora che comunione può esistere tra il vero ed unico Dio, Santissima Trinità, Dio fatto uomo, Dio Salvatore, ed i negatori della trinità delle Persone divine, dell’incarnazione di Dio Figlio, della Redenzione tramite la Sua Croce, dell’esistenza stessa di Dio?
D’altronde il mufti afferma la sua fede nel “Dio, Allah”, contrassegnando bene la differenza, l’opposizione tra il suo Dio ed il vero Dio, quello dei cristiani. E la buddista dice soltanto “Confido in Budda”, perché Budda non è Dio e per lei non esiste un Dio. Questa falsa comunione quindi svanisce da sola. Ma essa lascia allo spettatore il convincimento nella possibilità di una riconciliazione di queste religioni. I simboli che ciascuno porta alla fine della scena: il prete cattolico un Bambino Gesù, il rabbino israelita la sua Menorah (il candeliere a sette bracci simboleggiante l’Antica Alleanza, che noi cristiani sappiamo revocata); il mufti musulmano: il suo rosario dei nomi di Allah; e la buddista: il suo Budda, per il loro accostamento sono una professione per immagini, da parte del papa, dell’indifferentismo religioso.

E’ questa l’eresia già condannata nel 1832 da papa Gregorio XVI, secondo la quale “si potrebbe ottenere la salvezza eterna grazie ad una qualsivoglia professione religiosa”.
Dunque abbiamo un papa che propaga un’eresia; io non giudico il suo peccato, io constato che propaga un’eresia.

Papa Francesco vi afferma: “Non dobbiamo smettere di pregare per questo e collaborare con chi la pensa diversamente”. Non è forse il senso che dobbiamo attribuire alla frase “pace agli uomini di buona volontà”, poiché molte presone possono essere di buona volontà senza essere cristiane?

Francesco ha detto esattamente: “Molti pensano in modo diverso, sentono in modo diverso, cercano Dio o trovano Dio in diverse modi”. Quindi, poco importa la realtà oggettiva di Dio, l’importante è il “feeling”, il sentimento di ciascuno riguardo a Dio o alla religione. Ogni uomo si crea un Dio di suo gusto. E papa Francesco non dà alcun giudizio su un tale relativismo, un tale modernismo. Noi abbiamo un papa che lascia che si propaghi la religione su misura di ciascuno. La definisce la “ricerca” della verità. Ma la Verità è una, è Nostro Signore Gesù Cristo, che solo dice: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Giov 14, 6). Solo il Verbo incarnato, l’unico Salvatore degli uomini, è la Verità. La buona volontà di quelli che ignorano ed errano non li salva. La buona volontà non salva nessuno, solo la Verità salva.

Cosa pensare di questa frase del papa: “In questa moltitudine, in questa ampia gamma di religioni, c’è una sola certezza per noi: siamo tutti figli di Dio”?
Per natura, a causa del peccato originale che contraggono tutti gli uomini fin dal loro concepimento nel seno della propria madre (eccetto la Vergine Maria), noi siamo tutti “figli d’ira” (Ef 2, 3); ed “è per l’eccessivo amore con cui Dio ci ha amati [noi cristiani], che ci ha dato la vita in Cristo” grazie al battesimo, e la dignità di figli di Dio. Soltanto i battezzati, in senso stretto, sono “figli di Dio” e “partecipi della natura divina” (2 Pt 1,4), ornati dalla grazia santificante, capaci di dire a Dio, grazie allo Spirito d’adozione di figli, “Abba, Padre” (Rm 8, 15). Affermando precisamente degli adepti di tutte le religioni che “noi siamo tutti figli di Dio”, Francesco afferma più di un equivoco, afferma un errore, e propaga in ogni caso un’eresia.
Quindi abbiamo un papa che propaga un’eresia, di nuovo. Io non dico “eretico”, ma fautore di eresia.

Il papa conclude dicendo “Confido in voi per diffondere la mia intenzione di questo mese: ‘Che il dialogo sincero tra gli uomini e le donne di diverse religioni produca frutti di pace e di giustizia’. Confido nella vostra preghiera”. Non è un augurio del tutto lodevole? La pace non è un preambolo per un’evangelizzazione serena?

I frutti di pace e di giustizia sono i frutti soltanto di Nostro Signore Gesù Cristo, della sua croce, del suo regno. Al di fuori di lui, Principe della pace, non possono esserci che guerre ed ingiustizie. Solo l’ordine sociale cristiano è fonte di pace, della pace interiore delle nazioni e della pace internazionale. Perciò bisogna innanzitutto evangelizzare, per poter civilizzare e pacificare. Papa Pio XI aveva questo bel motto: “La pace di Cristo nel Regno di Cristo”. E’ quello che papa Francesco dovrebbe affermare e far vivere. Al di fuori di questo, i suoi auguri non sono che parole al vento.

Il suo discorso esprime un disaccordo profondo – se non una vera e propria opposizione – con il papa. Non è lei ad essere troppo severo?

Non sono io, né alcuno dei miei confratelli membri della Fraternità San Pio X, né alcun membro della famiglia cattolica, è Nostro Signore Gesù Cristo, che rimprovera le sue infedeltà ed i suoi scandali a colui che oggi è il suo Vicario, il successore di Pietro. Ciò che Gesù diceva a Pietro pregando affinché la sua fede non vacillasse, Gesù lo dice ancor oggi a Francesco: “Ma tu, una volta che sarai convertito, conferma i tuoi fratelli!” (Lc 22, 32). Confermali nella fede! Che papa Francesco voglia mettersi d’accordo con il suo divin Maestro, e noi lo seguiremo.


Fonte: Media Presse Info

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