Giornale

La rivista americana The Remnant del 27 agosto 2012 ha pubblicato questo commento di Brian M. McCall, professore di Diritto, sulla Dichiarazione del Capitolo generale della Fraternità San Pio X. (vedi DICI n° 259 del 10/08/2012.) La proponiamo alla vostra lettura con qualche nota.

La nostra gioia di fronte a questa chiarezza


La Dichiarazione finale del Capitolo generale indica chiaramente che la Fraternità San Pio X riconosce l'autorità del Papa, cosa che la pone all'opposto di quasi tutto il resto dei membri attuali della Chiesa che tendono a negare tale principio ed a favorire, al contrario, la collegialità democratica.

Nella mia lettera aperta ai vescovi della Fraternità San Pio X, datata 15 maggio 2012, (e pubblicata da The Remnant nella sua edizione del 15 giugno 2012), avevo fatto notare che fino allora mi ero astenuto da ogni commento sulle discussioni in corso tra il Vaticano e la Fraternità San Pio X. Ero motivato dal fatto che, negli ultimi nove mesi, i dettagli di tali discussioni erano mantenute nella riservatezza. Per tentare di minimizzare le pressioni esterne, le due parti avevano preferito mantenere il riservo sui vari elementi dei documenti scambiati. Questi ultimi mesi, che hanno visto una serie di fughe di notizie confidenziali, hanno evidenziato la prudenza di una tale iniziativa.

Tuttavia, in seguito al Capitolo generale della Fraternità San Pio X, noi ormai disponiamo di informazioni precise sulla posizione della Fraternità San Pio X (ma non su quella del Vaticano) riguardo alle questioni principali. La Dichiarazione finale è un modello di linguaggio preciso e chiaro. Una lettura attenta ci permette di avere una buona comprensione della posizione della Fraternità San Pio X, che si rivela essere la stessa del suo fondatore, Mons. Lefebvre. Credo che un giorno tale dichiarazione finale sarà considerata di un'importanza pari a quella della Dichiarazione del 1974. Essa dissipa in ogni caso molte voci e miti che si sono diffusi come la peste, da settimane, su internet.

Dalla Dichiarazione del Capitolo generale si evincono i seguenti punti:

La Fraternità San Pio X è unita sulla sua missione

Il diavolo in questi ultimi tempi sembra avere concentrato i suoi sforzi per tentare di tormentare la Fraternità San Pio X dall'esterno e dall'interno. I suoi nemici così hanno cercato di seminare la divisione e la discordia. Alcuni, forse inconsciamente o mossi da una apparente buona volontà, credendo talvolta di cercare di aiutare la Fraternità San Pio X, hanno creato un clima di paura e d'instabilità. E' in risposta a questa escalation emotiva che il maggio scorso, da Roma,  ho scritto ai quattro vescovi. La mia richiesta era la seguente: che una riunione dei dirigenti della Fraternità San Pio X avesse luogo pubblicamente per rassicurare i sacerdoti e i fedeli dimostrando così che, pur mantenendo la necessità di un dibattito franco e aperto, essi si ritrovavano tutti quanto al fondamento dei principi cattolici che hanno fatto nascere la Fraternità San Pio X.

Il Capitolo generale ha risposto a tale bisogno e dovrebbe oramai rassicurare i sacerdoti e i fedeli sul profondo sentimento di unità tra i suoi dirigenti. Il Superiore generale  così si è intrattenuto con i vescovi, i superiori di Distretto ed i membri più anziani della Fraternità San Pio X ed ha concluso che “ dopo una discussione franca ”, i dubbi e le incomprensioni sono state “ dissipate ” (vedi l'intervista con Mons. Fellay, DICI n° 258 del 20/07/12). Così, come fa sapere la Dichiarazione del Capitolo generale, “ abbiamo ritrovato la nostra profonda unione nella sua missione essenziale: custodire e difendere la fede cattolica, formare dei buoni sacerdoti e operare la restaurazione della cristianità.. ” (DICI n° 259 del 10/08/12).

In mezzo a tutti i comunicati diplomatici e le manovre del Vaticano, il Capitolo ha umilmente riconosciuto che è facile smarrirsi (come molti di noi hanno compreso nel corso dei nove mesi passati). Tale riconoscimento permette di dissipare la nube di confusione che ha generato tutte le ultime difficoltà.

Il modo migliore di superare la confusione è quello cattolico: ritornare ai principi di base e agli obiettivi. La Fraternità San Pio X così ha ristabilito il legame profondo della sua unità fondata sulla triplice missione del suo fondatore, Mons. Lefebvre: la difesa della fede, la formazione dei sacerdoti e il combattimento per la Regalità di Cristo. Nonostante l'importanza della regolarizzazione canonica della Fraternità San Pio X che le permetterebbe di ritrovare, con tutta giustizia, la sua legalità, la Dichiarazione precisa che tale obiettivo non ha ragion d'essere. Che questo torto venga un giorno riparato sarebbe solo legittimo, ma è solo accidentale riguardo alla missione principale della Fraternità San Pio X, che non è altro che offrire questi doni alla Chiesa, per il bene della Chiesa. Una adesione così chiara ai suoi fondamenti dovrebbe incitare tutti gli osservatori, dall'interno come dall'esterno, a constatare che le nubi degli ultimi nove mesi sono dissipate.

 

La Fraternità San Pio X professa la sua adesione totale alla Chiesa cattolica ed alla Roma eterna, madre e maestra di verità

Mentre gli attuali responsabili delle diocesi, delle università e degli istituti religiosi proferiscono errori ed eresie quasi ogni giorno e ovunque nel mondo, solo dalla Fraternità San Pio X si esige una professione pubblica di fede cattolica. Ora, la semplice asserzione “ Io credo tutte le verità che avete rivelate e che ci insegnate tramite la vostra santa Chiesa ” sembra essere diventata l'oggetto di un mucchio di manovre diplomatiche da parte del Vaticano, che ha mandato segni contraddittori sull'interpretazione da trarne. Sembra che la santa Sede abbia cercato di piacere a tutti, sia a quelli che criticano il Vaticano II sia ai progressisti profondamente legati ad esso. La Fraternità San Pio X ha purificato questa atmosfera diplomatica pubblicando una professione di fede semplice, usando un vocabolario ed uno stile del tutto tradizionale:

 

(Noi riaffermiamo) la nostra fede nella Chiesa cattolica e romana, unica Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo, al di fuori dalla quale non c'è salvezza né possibilità di trovare i mezzi che vi conducono; nella sua costituzione monarchica, voluta da Nostro Signore, che fa che il potere supremo di governo su tutta la Chiesa spetti solo al Papa, vicario di Cristo sulla terra; nella regalità universale di Nostro Signore Gesù Cristo, creatore dell'ordine naturale e soprannaturale, al quale ogni uomo ed ogni società devono sottomettersi. (DICI n° 259 del 10/08/2012). Questo passo esprime veramente tutto in una perfetta chiarezza e funge da professione di fede particolarmente adattata al nostro tempo. In particolare ribadisce i tre dogmi più attaccati nella nostra  epoca: “ Extra  Ecclesiam  nulla salus , fuori dalla Chiesa, non c'è salvezza ”; la natura monarchica – e non collegiale – della Chiesa; la Regalità sociale di Cristo alla quale tutti gli uomini e tutte le nazioni devono sottomettersi e senza cui anche la virtù naturale e la pace sono impossibili. Questi tre dogmi sono effettivamente rifiutati dalla libertà (possibilità di salvezza o di elementi di salvezza fuori dalla Chiesa), l'uguaglianza (negazione della regola gerarchica data da Cristo) e la fratellanza (governo collegiale della Chiesa), promosse dai sostenitori del Vaticano II o la “ Rivoluzione francese nella Chiesa ”, per parafrasare il cardinale Suenens.

Invece di tormentare Mons. Fellay perché firmi il preambolo dottrinale, il Vaticano dovrebbe esigere da ogni superiore, presidente di università e vescovo che firmi la dichiarazione succitata se desidera conservare la sua funzione. Credo che come conseguenza ci sarebbero molti posti vacanti!

In che modo questa forte riaffermazione della fede si rapporta alla questione che ci preoccupa, e al problema che è alla radice della crisi attuale - “ in mezzo ad una Chiesa in piena crisi e ad un mondo che si allontana giorno dopo giorno da Dio e dalla sua legge ” ? La Dichiarazione finale indica chiaramente che la causa di questa situazione sia da cercare al contempo nelle novità del concilio Vaticano II e nei cambiamenti pratici che sono seguiti.

Per tutte le novità del concilio Vaticano II che restano intaccate da errori e per le riforme che ne sono derivate, la Fraternità non può che continuare ad attenersi alle affermazioni e agli insegnamenti del Magistero costante della Chiesa; essa trova la propria guida in questo Magistero ininterrotto che, con il suo atto d'insegnare, trasmette il deposito rivelato in perfetta armonia con ciò che la Chiesa intera ha sempre creduto, in ogni luogo (DICI n° 259 del 10/08/2012).

Questo passo è redatto molto accuratamente e deve essere compreso tale quale. Innanzitutto, non vi è detto che la Chiesa abbia promulgato ufficialmente degli errori, simile affermazione equivarrebbe a negare l'infallibilità della Chiesa. Non vi si rigetta l'insieme del Concilio come erroneo, o come fautore di eresie. Vi si afferma che l'unico modo di valutare le “ novità ” del concilio Vaticano II deve farsi alla luce delle “ affermazioni ed insegnamenti del Magistero costante della Chiesa ”.

Osserviamo bene che in questa Dichiarazione è stabilito chiaramente, che gli errori non si trovano nel magistero della Chiesa, ma solo le novità ne sono “ intaccate ”.[1]

La soluzione proposta non è altro che quella di san Vincenzo di Lérins, che resiste alla prova del tempo da 1500 anni:

 

Nella Chiesa cattolica stessa, occorre vigilare accuratamente ad attenersi a ciò che è stato creduto ovunque, e sempre, e da tutti; perché è questo che è veramente e propriamente cattolico, come mostrano la forza e l'etimologia della parola stessa, che abbraccia l'universalità delle cose. E infine sarà così se noi seguiamo l'universalità, l'antichità, il consenso generale. Noi seguiremo l'universalità, se confessiamo come unicamente vera la fede che confessa la Chiesa intera diffusa in tutto l'universo; l'antichità, se non ci allontaniamo in nessun punto dai sentimenti manifestamente condivisi dai nostri santi avi e dai nostri padri; infine il consenso se, in questa stessa antichità, adottiamo le definizioni e le dottrine di tutti, o almeno di quasi tutti i vescovi e dottori. (Capitolo 4 del Commonitorium A.D. 434)

 

Più tardi, nella stessa opera, san Vincenzo spiega ciò che significa questa regola per la Chiesa:
La Chiesa di Cristo, custode attenta e prudente dei dogmi che le sono stati dati in deposito, non vi cambia mai nulla, non aggiunge nulla, non toglie nulla; non elimina ciò che è necessario, né aggiunge il superfluo; non lascia che si perda ciò che è suo, né usurpa ciò che è altrui. (Capitolo 25 del Commonitorium).

Per ammissione stessa del Papa, il concilio Vaticano II contiene degli elementi nuovi. E nel momento stesso in cui il Santo Padre vorrebbe far quadrare il cerchio, tentando di trovare delle novità in continuità con il  loro contrario, la Fraternità San Pio X non fa che ripetere ciò che diceva san Vincenzo rispondendo alla domanda sul modo di considerare le novità: attenersi a ciò che è si è creduto sempre e ovunque. In altre parole: “ affermazioni e insegnamenti del Magistero costante della Chiesa ”. E' tutto quello che possiamo fare di fronte alle novità che sono state diffuse.

 

La Fraternità san Pio X non è scismatica

Praticamente dall'inizio della sua storia, 42 anni fa, i nemici della Fraternità San Pio X le hanno affibbiato l'etichetta di “ scismatica ” per screditarla. Abitualmente, quelli che usano questo termine faticano a definirlo. Lo scisma è un atto della volontà. Essere scismatici significa negare l'autorità del papa e dei vescovi uniti a lui, e dunque scegliere di isolarsi dalla Chiesa. Contrariamente allo stato di eresia che può verificarsi senza averne l'intenzione, non si può diventare scismatici involontariamente. Ci si deve isolare dalla Chiesa, coscientemente e volontariamente. La Dichiarazione indica chiaramente che la Fraternità San Pio X riconosce l'autorità del papa (a differenza, di fatto, di quasi tutto il resto della Chiesa che la nega a favore della collegialità democratica). La professione di fede succitata dichiara espressamente che “ il potere supremo del governo su tutta la Chiesa spetta solo al papa, vicario di Cristo sulla terra ”. Sfido chiunque a trovare un esempio storico di uno scismatico riconosciuto che abbia espresso pubblicamente una tale affermazione. Non ce ne sarà mai nessuno, essendo questa affermazione tutto il contrario di un'intenzione di scisma. Ritroviamo questa ferma volontà di evitare lo scisma nella preghiera alla Madonna (alla fine della Dichiarazione):

Che Ella degni conservare nell'integrità della fede, nell'amore della Chiesa, nella devozione al successore di Pietro, tutti i membri della Fraternità San Pio X e tutti i sacerdoti e fedeli che operano con gli stessi sentimenti, affinché ci guardi e preservi tanto dallo scisma che dall'eresia.

Ecco parole difficilmente scismatiche!

Speriamo allora che la calunnia contro la Fraternità San Pio X finalmente abbia fine.

 

Che succederà adesso?

Come accoglierà tale Dichiarazione il Vaticano, dopo aver preso garbatamente atto della sua pubblicazione? E' ancora difficile oggi speculare su tale domanda. La Dichiarazione non rifiuta altre riunioni o discussioni col Vaticano. Non rifiuta ogni regolarizzazione canonica, ma dichiara semplicemente che ogni proposta necessiterà un voto deliberativo del Capitolo generale.[2] Un'esigenza che mostra che l'unità della Fraternità San Pio X nel processo deve essere mantenuta, cosa che è semplicemente una partecipazione al carattere dell'unità della Chiesa.

Se il Vaticano dovesse reagire con un ritorno alla persecuzione, lanciando per esempio delle nuove scomuniche, la chiarezza di tale Dichiarazione allora renderebbe assurdo l'atteggiamento del Vaticano. Per quale delitto verrebbe “ scomunicata ” la Fraternità San Pio X? Perché resta fedele alle “ affermazioni e insegnamenti del Magistero costante della Chiesa ”? Perché riafferma il dogma definito Extra Ecclesiam nulla salus? Per la sua difesa della Regalità sociale di Nostro Signore e del suo desiderio di vedere ricostruita la cristianità? I suoi sacerdoti saranno dichiarati scismatici per aver pregato di essere preservati dallo scisma? Una tale farsa sarebbe simile all'assurdità riferita da The Remnant più di dieci anni fa, quando un sacerdote ha tentato di far arrestare don Michael McMahon (FSSPX) ed i suoi studenti per aver recitato il rosario in una chiesa cattolica del Michigan. Come i lettori sicuramente ricorderanno, la polizia non poteva comprendere come un sacerdote cattolico dovesse essere arrestato per aver recitato una preghiera cattolica in una chiesa cattolica. In fin dei conti, è il sacerdote progressista ad essere stato ridicolizzato.

 

La Dichiarazione prevede comunque la possibilità di nuove persecuzioni. Il Capitolo generale ha espresso il desiderio di unirsi “ agli altri cristiani perseguitati nei vari paesi del mondo che soffrono per la fede cattolica, e molto spesso fino al martirio ”. Questa frase esprime il presentimento di nuove future persecuzioni e l'accettazione di subirle, se tale fosse la volontà di Dio, al fine di raccoglierne i maggiori frutti per la fede.

Tuttavia speriamo che Dio proibisca una tale disastrosa reazione da parte del Vaticano che porta già la responsabilità di tante ferite con decenni di gestione imprudente. Quale sarebbe la reazione del clero e dei fedeli se il Vaticano, che permette il disprezzo puro e semplice della fede in ogni luogo, minacciasse nuovamente di scomunicare un piccolo gruppo di sacerdoti per le loro intenzioni di vivere e credere secondo ciò che i cattolici hanno fatto da sempre?

Se Benedetto XVI vuole davvero favorire la restaurazione della Chiesa dopo la crisi post-conciliare,  dovrebbe semplicemente riconoscere la bellezza di questa professione di fede della Fraternità San Pio X e dichiarare unilateralmente quest'ultima in comunione con la Chiesa. Ciò può sembrare impossibile, ma ricordiamo che la Fraternità San Pio X ha appena offerto una crociata di dodici milioni di rosari alla Chiesa. Niente è impossibile a Dio e Lui non può rifiutare nessuna domanda fatta tramite la sua santa Madre. (Fonte: The Remnant – DICI n° 260 del 14/09/12).

 


[1] Il fatto che nel Concilio vi siano errori è determinante per affermare che non si tratti di magistero in senso stretto. Secondo gli autori stessi del Concilio ci troviamo di fronte a questa nuova categoria di insegnamento detto “pastorale” , che si priva per il fatto stesso dell’assistenza divina dovuta al magistero autentico della Chiesa. Le verità che vi sono affermate traggono forza soltanto dal magistero perenne della Chiesa che lo ha preceduto. (Ndr)

[2] Come è stato chiaramente affermato nella Dichiarazione, lo scopo principale della Fraternità non è ottenere un riconoscimento canonico ma continuare la battaglia per la fede, mantenendo la propria identità e vocazione che è quella di opporsi non soltanto agli errori moderni, ma anche a tutti coloro che li professano, anche se fanno parte della gerarchia ecclesiastica, perché vi possa essere nella Chiesa un ritorno alla Tradizione. (Ndr)

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