mons. Lefebvre nel suo studioItinerario Spirituale.

Seguendo San Tommaso d'Aquino nella sua Somma teologica.

brani scelti

 

Capitolo III - La Creazione.

Se passiamo da questa Carità eterna alla sua diffusione nelle creature, subito ci verrà dato di scoprire in ogni creatura l’impronta della Carità divina. Dio, essendo Carità, può comunicare altra cosa che non sia la carità?

L’impronta della carità nelle creature si rivela attraverso la loro finalizzazione. Ogni creatura è costituita in vista del suo fine; il suo fine è iscritto nella natura e nella soprannatura delle creature spirituali e nella natura degli esseri materiali. Un «ordo ad finem» è iscritto in ogni creatura. È in quest’ordinamento che si trova il dinamismo della carità, che spinge ogni creatura verso il suo fine. Ovviamente questo dinamismo si trova pienamente cosciente nelle creature spirituali e allo stato incosciente nel regno animale, vegetale e minerale.

«Homo ad Deum ordinatur», dice San Tommaso. Il fine dell’uomo, e d’altro canto quello dell’angelo, è Dio.

La Chiesa ci insegna nei nostri catechismi cattolici:

– Perché Dio ci ha creati?

– Dio ci ha creati per conoscerLo, amarLo e servirLo e mediante ciò ottenere la vita eterna. Questa risposta non è che la sintesi di quello che Nostro Signore ci insegna nel Vangelo: «Hæc est autem vita æterna, ut cognoscant te solum Deum verum et quem misisti Jesum Christum – La vita eterna è che conoscano Te, solo vero Dio, e colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo" (Gv. 18,3).

Il principio della finalizzazione, realizzando la diffusione della carità, sarà il motore di ogni attività nella creazione, e l’intelligenza e la volontà degli spiriti dovranno concorrere al conseguimento del fine, anche con gli atti liberi. La libertà dipende anch’essa dal fine e deve concorrere meritoriamente al suo raggiungimento. La libertà è data soltanto per scegliere i vari mezzi che conducono al fine, ma essa non può, senza cadere nel disordine, scegliere i mezzi che sviano dal fine.

Questi princìpi sono basilari per la realizzazione del piano divino: diffondere la carità, la quale non è altro che l’unione con Dio. Tutta la Provvidenza di Dio è stata ed è sempre orientata in questo senso.

Il vero senso dell’intelligenza, della volontà, della libertà non si comprende che alla luce che viene da Dio «che illumina ogni uomo che viene in questo mondo» (Gv. 1,9), Luce vivente ed ardente della Carità divina. Dio è libero e comunica la libertà in funzione del primo comandamento d’amore, che contiene tutta la legge: «Tu adorerai e amerai totalmente un solo Dio». Tutta la creazione dipende da questo primo comandamento, e tutte le persone e tutte le società, creature di Dio, gli si devono sottomettere, anche le società civili. Tutto deve concorrere a questo amore e niente gli si deve opporre. Il regno di Dio che Nostro Signore è venuto a ristabilire non è altro che questo regno d’Amore.

(È al livello di questi princìpi fondamentali della Provvidenza divina e della sua Sapienza infinita che si colloca l’errore del liberalismo, il quale tende ad ignorare la finalizzazione della libertà, per attribuirle un’estensione che essa non ha nel piano divino a detrimento della Legge di Dio e a danno dei doveri delle varie società, le quali lasciano proliferare i peccati e gli scandali. Questo errore distrugge la morale individuale e sociale. Esso si oppone al regno d’Amore di Dio e di Nostro Signore).

Contempliamo l’atto d’amore che è stata la creazione e sforziamoci di attuare in noi e attorno a noi questo regno di Dio e di Nostro Signore, per la restaurazione del quale Dio ha accettato di morire sulla Croce, manifestando di nuovo il suo amore infinito per le creature che vivevano nel disordine e nel peccato. «O admirabile commercium!». Rileggiamo volentieri il passo meraviglioso dell’epistola di San Paolo agli Efesini (Ef. 3,8 seg.) che la liturgia ci presenta nel giorno della festa del Sacro Cuore. La creazione di questa nuova famiglia umana dei cristiani è, a dire il vero, una nuova creazione che prepara i predestinati e gli eletti di Dio : «Quotquot autem receperunt Eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri – A tutti coloro che L’hanno accolto ha dato il potere di divenire figli di Dio" (Gv. 1,12); è la creazione del Corpo mistico di Gesù, al quale noi siamo incorporati con un battesimo valido e fruttuoso: «Euntes, docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti – Andate, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt. 28,19). Questa famiglia è la famiglia cattolica, ed esclusivamente essa, perché essa sola possiede una fede integrale in Gesù Cristo e nella sua opera: la Chiesa.

(La volontà del Vaticano II di volere integrare nella Chiesa i non cattolici, così come sono, è una volontà adultera e scandalosa. Il Segretariato per la Unità dei Cristiani con mutue concessioni – il dialogo – porta alla distruzione della fede cattolica, alla distruzione del sacerdozio cattolico, all’eliminazione del potere di Pietro e dei vescovi; lo spirito missionario degli apostoli, dei martiri, dei santi è eliminato; finché tale Segretariato manterrà il falso ecumenismo come suo orientamento e finché le autorità romane ed ecclesiastiche lo approveranno, si può affermare che essi resteranno in rottura aperta ed ufficiale con tutto il passato della Chiesa e con

il suo Magistero ufficiale. È dunque uno stretto dovere per ogni sacerdote che voglia rimanere cattolico separarsi dalla Chiesa conciliare, fino a quando essa non ritroverà la tradizione del Magistero della Chiesa e della fede cattolica).

Concludendo queste poche considerazioni sulla divina Sapienza nel piano della Creazione, ricordiamo che l’opera della santificazione delle anime in questo mondo, l’esercizio della carità, che si pratica con l’applicazione dei comandamenti d’amore contro lo spirito della carne, del mondo e del demonio, è attribuito in particolar modo allo Spirito Santo, Spirito d’Amore. San Gregorio nelle lezioni della festa di Pentecoste, esprime con eloquenza e forza questo legame tra l’amore di Dio e l’osservanza dei comandamenti, fondandosi sulle parole di Nostro Signore stesso ( «Si quis diligit me sermonem meum servabit, et Pater meus diliget eum et ad eum veniemus et mansionem apud eum faciemus» )[1] e sulle parole di San Giovanni nelle sue epistole («Qui dicit diligo Deum et mandata Ejus non custodii, mendax est»[2]).

O Gesù, o Maria, aiutateci a realizzare questa domanda del Pater noster: «Sia fatta la Tua volontà come in Cielo così in terra», affinché le nostre anime divengano il tempio della Santissima Trinità oggi e per l’eternità!

Che noi, sacerdoti o futuri sacerdoti del Signore, possiamo vivere in questa presenza attiva di Dio onnipresente ed onnipotente! Che noi possiamo vedere nell’Eucaristia il Dio Creatore e Redentore, il Gesù del Presepio, il Gesù di Nazareth, il Gesù Profeta, Sacerdote e Re che ammaestra i suoi futuri sacerdoti e li consacra tali prima di salire sulla Croce, il Gesù che risuscita, sale in Cielo e manda il suo Spirito d’Amore per fondare la sua Chiesa, la sua sposa, il suo Corpo mistico, e per attirare i suoi membri al Cielo!

Che noi possiamo acquisire uno spirito missionario capace di trasmettere alle anime questo fuoco divino, con l’esempio di una fede viva che riferisce tutto a Dio e a Gesù Cristo, illuminando le anime sull’infinita saggezza di Dio, sulla sua bontà, sulla sua misericordia, abituandole ad essere umili davanti a Dio, ad adorare la sua Volontà, a mettersi in totale dipendenza da Lui ed associandole alla conquista del regno di Nostro Signore, del suo Sacro Cuore, e al regno del Cuore Immacolato di Maria!

 

 

 

[1] Se qualcuno mi ama, osserverà le mie parole, e mio Padre lo amerà, e tutti e due verremo a lui e dimoreremo in lui (Gv. 14,23).

[2] Chi dice: amo Dio e non osserva i Suoi comandamenti, è un bugiardo (cfr. 1 Gv. 2,4).

 

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