Lo hanno detronizzato.

Dal liberalismo all’apostasia. La tragedia conciliare.

brani scelti

 

 

 seguito

Parte Quarta - Una rivoluzione in tiara e piviale.

Capitolo XXXI - Paolo VI, Papa liberale

 

Il liberale è uno spirito paradossale e confuso, angosciato e contraddittorio. Appunto questo fu Paolo VI. Louis Salleron lo spiega benissimo, quando descrive l’aspetto fisico di Paolo VI: dice che «ha il viso doppio». Non parla di doppiezza, giacché questo termine esprime un’intenzione perversa di ingannare, che non era presente in Paolo VI. No, è un personaggio doppio, il cui viso combattuto esprime la duplicità: ora tradizionale a parole, ora modernista nelle sue azioni; ora cattolico nelle sue premesse, nei suoi princìpi e ora progressista nelle sue conclusioni, non condannando quel che dovrebbe condannare e condannando quel che dovrebbe conservare!

Grazie a tale debolezza psicologica, questo Papa ha offerto un’occasione d’oro, una possibilità notevole ai nemici della Chiesa di servirsi di lui: pur mantenendo un volto (o mezzo volto, come si preferisce) cattolico, non ha esitato a contraddire la tradizione, si è mostrato favorevole al cambiamento, ha battezzato mutamento e progresso, e in tal modo è andato nel senso di tutti i nemici della Chiesa, che lo hanno incoraggiato. Non si vide un giorno, nel 1976, la “Izvestia”, organo del partito comunista sovietico, esigere da Paolo VI, in nome del Vaticano II, la mia condanna e quella di Ecône? Allo stesso modo, il giornale comunista italiano “L’Unità” espresse una richiesta dello stesso tenore, dedicandovi una pagina intera, all’epoca del sermone che io pronunciai a Lille il 29 agosto 1976, tanto era furioso per i miei attacchi contro il comunismo! «Prendete coscienza, si scriveva rivolgendosi a Paolo VI, prendete coscienza del pericolo che rappresenta Lefebvre, e proseguite nel magnifico movimento di avvicinamento iniziato con l’ecumenismo del Vaticano II». È un po’ imbarazzante avere amici come questi, non vi pare? Triste applicazione di una regola che abbiamo già riscontrato: il liberalismo porta dal compromesso al tradimento.

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La psicologia di un tal Papa liberale può essere concepita con relativa facilità, ma è ben difficile da sopportare! Ci pone in effetti in una situazione molto delicata nei confronti di un capo del genere, si tratti di Paolo VI o di Giovanni Paolo II … In pratica il nostro atteggiamento deve fondarsi su un discernimento preliminare, reso necessario dalle straordinarie circostanze di un Papa guadagnato al liberalismo. Ecco questo discernimento: quando il Papa dice qualcosa che è conforme alla tradizione, noi lo seguiamo; quando dice qualcosa che va contro la nostra fede, o che incoraggia, o che lascia fare qualcosa che nuoce alla nostra fede, allora noi non possiamo seguirlo! E questo per la ragione fondamentale che la Chiesa, il Papa, la gerarchia sono al servizio della fede. Non sono loro che fanno la fede, essi devono servirla. La fede non si fa, essa è immutabile, si trasmette.

Per questo motivo noi non possiamo seguire gli atti di questi Papi che si sono prefissi lo scopo di confermare un’azione che va contro la tradizione: se lo facessimo, noi collaboreremmo all’autodemolizione della Chiesa, alla distruzione della nostra fede!

Ed è chiaro che quel che ci viene incessantemente richiesto, completa sottomissione al Papa, completa sottomissione al Concilio, accettazione di tutta la riforma liturgica, va in un senso contrario alla tradizione, nella misura in cui il Papa, il Concilio e le riforme ci trascinano lontano dalla tradizione, come i fatti dimostrano ogni anno di più. Dunque chiederci questo significa chiederci di collaborare alla sparizione della fede. Impossibile! I martiri sono morti per difendere la fede; abbiamo l’esempio di cristiani gettati in carcere, torturati, mandati nei campi di concentramento per la loro fede! Un grano d’incenso offerto alla divinità e, oplà, avrebbero avuto salva la vita. Una volta mi venne consigliato: «Firmate, firmate che accettate tutto, e poi continuate come prima!». No! Non si gioca con la propria fede!

 

 

 

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