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scuola cattolicadi Andrea Fauro

Ormai in tutta Italia squillano le campanelle e migliaia di studenti stanno tornando a scuola. Nonostante alcune lodevolissime eccezioni nel corpo docente, gli istituti statali di chiara ispirazione sessantottina stanno ormai giungendo allo stadio terminale per quanto riguarda la serietà degli studi e la moralità.

Sono circa due secoli che i governi massonici si preoccupano di scristianizzare la società concentrando i suoi sforzi sull’infanzia e provando a sostituirsi per mezzo dello Stato alla famiglia, defraudandola sempre più del suo diritto e dovere di educare cristianamente i propri figli.

L’educazione della volontà, dell’intelligenza e della memoria è oggi ridotta ai minimi termini: a cadere sotto la scure dell’istruzione pubblica sono, grazie all’ultima riforma scolastica innanzitutto gli studi umanistici (si pensi al Liceo, o quel che ne rimane, ridotto a soli 4 anni[1]) .Gli studenti sono sempre più carenti nella cultura generale e nel linguaggio scritto e parlato- è di pochi mesi fa la denuncia di alcuni docenti universitari sull’incapacità di molti studenti di scrivere correttamente in Italiano[2]- ciò ha ripercussioni anche sulla precisione del pensiero, sul gusto della Verità su cui si deve fondare il senso del reale e dello sforzo. Salvo le lodevolissime eccezioni di cui sopra, l’insegnamento pecca di gravissime omissioni e menzogne nel campo della filosofia, della letteratura e della storia. Il clima che si respira nelle aule si fonda sui principi liberali del 1789. Si vive e si agisce come se Dio non esistesse e si possono solo immaginare le umiliazioni che devono subire coloro che non cedono alle pressioni e vogliono conservare uno stile di vita coerente con i Comandamenti.

Pio XI, di venerata memoria, nella sua magistrale enciclica Divini Illius Magistri, denuncia la scuola laica: Non può darsi adeguata e perfetta educazione all'infuori dell'educazione cristiana (...)

Da ciò appunto consegue, essere contraria ai principi fondamentali dell'educazione la scuola così detta neutra o laica, dalla quale viene esclusa la religione. Una tale scuola, del resto, non è praticamente possibile, giacché nel fatto essa diviene irreligiosa (...)

Giacché non per il solo fatto che vi si impartisce l'istruzione religiosa (spesso con troppa parsimonia) una scuola diventa conforme ai diritti della Chiesa e della famiglia cristiana e degna di essere frequentata dagli alunni cattolici. A questo effetto è necessario che tutto l'insegnamento e tutto l'ordinamento della scuola: insegnanti, programmi e libri, in ogni disciplina, siano governati dallo spirito cristiano sotto la direzione e vigilanza materna della Chiesa, per modo che la religione sia veramente fondamento e coronamento di tutta l'istruzione, in tutti i gradi, non solo elementare, ma anche media e superiore.

La Rivoluzione si occupa dei bambini: la riforma della Buona Scuola.

“C’è un male peggiore della persecuzione, è l’avvelenamento perfido della mentalità”. (San Cipriano)

Ormai è ben noto che la scolarizzazione di massa sia solo una delle tante teste dell’Idra rivoluzionaria che ha il fine di scristianizzare la società, di trasmettere alle nuove generazioni la nuova morale di Stato per sottrarle alla vigilanza delle famiglie, espropriandole così del loro primato educativo. La scuola dei nostri nonni era sullo stile del libro Cuore, l’ anticlericalismo  non mancava ma il principio di autorità era in parte conservato , su molte questioni prevaleva il buon senso visto che il cattolicesimo era ancora ben radicato nelle famiglie  e fungeva ancora da collante sociale.

I nostri nonni non avevano dubbi: a scuola si andava per studiare e per imparare; per leggere, scrivere e per far di conto. I maestri e i professori dovevano insegnare, cioè trasmettere conoscenze di grammatica, matematica, storia, geografia ecc. che avrebbero formato in ciascun allievo il bagaglio culturale e l’impalcatura logica in cui conservarlo. A scuola quindi si andava per imparare a ragionare e a pensare.

Oggi invece gli insegnanti e gli educatori che sostengono le moderne teorie pedagogiche e didattiche attualmente in voga, ci dicono che si va a scuola per saper comunicare le proprie emozioni, per saper entrare in relazione con l’altro, per saper gestire i conflitti, per apprendere cosa sia l’affettività, il sesso e la contraccezione.

Nella scuola dei nostri nonni, non c’erano pareti colorate e tablet, non c’era a disposizione uno psicologo sensibile alla problematica del bullismo e dell’interculturalità, né tantomeno c’era un’equipe di insegnanti e di esperti super aggiornati sulla raccolta differenziata, sulla comunicazione non violenta o sull’inclusione. Diciamo pure che era un scuola ridotta all’osso in cui l’unica cosa che si doveva fare erano le lezioni...ma questo lo si faceva bene.

Al bambino, che oggi come allora non era certo uno sciocco, non gli si diceva che andare a scuola era bello ma un dovere. Nessuno si stupiva dei compiti, della severità dell’insegnante o della fatica. Nella scuola della post modernità di marca sessantottina invece i programmi sono diventati roba vecchia: non serve studiare, occorre invece acquisire obbligatoriamente “competenze” tarate in funzione di una società che ha messo Gesù Cristo in soffitta.

Le competenze da acquisire secondo l’ultima riforma scolastica della “buona scuola”[3] sono 8:

1) Comunicazione in madrelingua: questa competenza ,con le debite omissioni per ciò che riguarda gli elementi culturali, stilistici, poetici e letterari, serve semplicemente per  favorire la possibilità di esprimersi  nella società tecnocratica di domani.

2) Comunicazione in lingue straniere: svuotate del taglio culturale e di tutto ciò che possa elevare in qualche modo lo studente ma utilissime per promuovere il mondialismo, il multiculturalismo, l’esterofilia e il sentirsi cittadini del mondo.

3) Competenza Matematica e competenze di base in campo scientifico e tecnologico: questa competenza, vero pilastro della società tecnocratica, è funzionale ai criteri assorbenti dell’economia liberale e dell’ideologia scientista.

4) Competenza digitale: nella società di domani non servirà scrivere in corsivo e con la penna, basterà un bel tablet.

5) Imparare a Imparare: Pur essendo chiaramente un non sense, è prevista anche questa competenza. Su questa base si fonda il cosiddetto “orientamento” e il business dell’alternanza scuola/lavoro prevista obbligatoriamente in tutte le scuole superiori e affidato a enti come Confindustria, Cooperative, Sindacati o lobby come Arcigay

Anche i cattolici aggiornati ovviamente stando al passo con i tempi si sono inseriti nell’ingranaggio e hanno aderito all’iniziativa permettendo agli studenti di prestare servizio ai Grest parrocchiali o a iniziative simili.

6) Competenze Sociali e Civiche: attraverso questa competenza viene detonata la carica ideologica che permea tutto il Decreto e cioè formare il cittadino di domani secondo i canoni del marxismo borghese.

7) Senso di iniziativa e imprenditorialità: cioè “innovazione, gestione dei rischi, capacità di pianificazione, gestione, leadership, rendicontazione, analisi”; studiosi per passione o contemplativi come San Tommaso D’Aquino avranno del filo da torcere.

8) Consapevolezza ed espressioni culturali (inerenti  cioè alla mentalità laicista della post modernità) :“consapevolezza dell’espressione creativa delle idee, esperienze, emozioni in un’ampia varietà di mezzi di comunicazione”.

Da questa melassa precotta  e confezionata dai funzionari dell’UE e dai politici che occupano il Parlamento Italiano, usciranno fuori schiere di laureati analfabeti ,senza un minimo di spina dorsale ,senza capacità di sacrificio, senza fede, senza principi morali, senza radici e un po’ effemminati ma abilissimi in tutto ciò che riguarda la prassi e il “fare”  come ad esempio le scienze naturali, la programmazione informatica, l’economia e in tutto ciò che è utile a tenere in piedi i poteri secolari sempre più sfacciatamente anticattolici.

Con il decreto della “buona scuola” le aberranti teorie pedagogiche del Sessantotto prendono sempre più piede. La Fedeli, prima di diventare Ministro della Pubblica Istruzione, aveva redatto un ddl che conteneva in 6 articoli una serie di riforme assorbite in seguito dalla Buona Scuola di Renzi.

L’art.1 prevede l’educazione di genere come componente trasversale di tutte le discipline, ogni materia scolastica deve in qualche modo richiamarsi ad essa.

L’art. 2 presenta le linee guida che devono caratterizzare questo lavaggio del cervello, in cui vengono fornite le indicazioni per includerlo nei programmi scolastici di ogni ordine e grado.

L’art. 3 prevede corsi obbligatori volti a formare il personale docente ed educativo operanti nella scuola sui temi cari all’ideologia Lgbt.

L’art. 4 prevede l’istituzione (o il potenziamento) dei corsi universitari inerenti il gender anche al fine di formare i professionisti di domani secondo i canoni dell’agenda arcobaleno.

L’art. 5 prevede l’adozione di libri di testo da parte delle scuole di ogni ordine e grado rispettosi delle pari opportunità. Il Progetto POLITE (Pari Opportunità nei LIbri di TEsto) eseguendo le direttive della Conferenza di Pechino organizzata dall’ONU prevede anche un codice di autoregolamentazione “ volto a garantire che nella progettazione e realizzazione dei libri di testo e dei materiali didattici destinati alla scuola vi sia attenzione allo sviluppo dell’identità di genere, come fattore decisivo nell’ambito dell’educazione complessiva dei soggetti in formazione” dovendo quindi anche “ripensare il linguaggio” e “ aggiornare e adeguare la scelta delle illustrazioni”.

L’art.6 invece informa che sarà necessario sottrarre 200 milioni di euro dalle casse pubbliche a decorrere dal 2015 per finanziare il tutto.

I nuovi dogmi color arcobaleno, saranno (anzi sono) trasmessi a livello interdisciplinare. Al bando quindi corsi extracurriculari volti a sensibilizzare i bambini e i ragazzi alle istanze della galassia Lgbt, ben venga invece una formazione curricolare permeata dall’ “educazione di genere”.

Proprio per portare avanti l’opera di smantellamento della cultura e dell’intelligenza nelle nuove generazioni, il decreto della Buona Scuola inoltre rende sempre più difficile la bocciatura[4] degli studenti di elementari e medie: basterà l’obiezione di un solo insegnante del consiglio di classe per garantire la promozione dello studente.

Questo piano di riforma sovversivo si rivolge ovviamente a tutto il sistema scolastico nazionale, comprese le università e le scuole paritarie.

Necessità di una Scuola Cattolica.

“E’ dunque necessario che i genitori, reagendo, si sforzino di respingere in questo campo ogni intromissione ingiuriosa e rivendichino il diritto di educare come conviene i figli nel costume cristiano, specialmente tenendoli lontani da quelle scuole nelle quali corrono il pericolo di assorbire il veleno dell’empietà”. (Leone XIII)

Occorre precisare che la scuola in tempi più civili dei nostri è sempre nata grazie all’iniziativa delle famiglie e della Chiesa... lo Stato ne è sempre stato debitamente fuori. Il suodon Bosco ruolo è quello di favorire la loro opera educatrice tenendo alla larga tutto ciò che possa ostacolare l’educazione alle virtù cristiane delle nuove generazioni. La scuola quindi è un prolungamento della famiglia e di ciò che il bambino vive con i suoi cari. L’educazione è un tutto: il bambino deve vivere a scuola secondo gli stessi principi che vive a casa. Si rischia di renderlo schizofrenico qualora si decidesse di inserirlo in un contesto anticristiano: un bambino o un ragazzo non ha ancora la capacità di difendersi dai sofismi dei professori o dei suoi compagni di studi, non ha ancora la capacità di evitare di farsi influenzare dai cattivi esempi e di salvaguardare i buoni principi che gli sono stati trasmessi.

La S. Messa e i sacramenti.

In una scuola cattolica la S. Messa e i sacramenti come la Confessione sono il pilastro portante su cui si regge tutto l’apparato educativo. Il Rito Tridentino trasmette la fede attraverso parole, gesti, riti e preghiere; la stessa architettura sacra attraverso vetrate, affreschi e sculture educa alla fede e ricorda al fedele le verità eterne. Le anime sono toccate profondamente nella loro sensibilità e nella loro parte razionale.

Con la penetrazione dell’arte rivoluzionaria nelle chiese e con l’invenzione della messa moderna nel 1969, si compie un vero e proprio attentato. La liturgia moderna non esprime più la fede cattolica così come espressa dal Concilio di Trento e ha un influenza pericolosissima sulle anime in special modo quelle dei giovani. Nelle scuole gestite da congregazioni moderniste essendo attaccate più alla retta delle famiglie che alla retta dottrina, occorre considerare che oltre agli errori presenti nelle scuole laiche, si aggiungono anche gli attentati alla fede per mezzo del modernismo e la partecipazione al rito moderno inventato a tavolino da Paolo VI. Il dover assistere frequentemente ad una parodia della Messa di sempre, con l’altare trasformato in tavolo, con il Sacerdote che dal pulpito divulga dottrine condannate per secoli dalla Chiesa, con l’abbandono del Gregoriano per lasciare spazio a canti e musiche profane, con gli oltraggi alla Ss. Eucarestia, è ben più pericoloso che ascoltare una conferenza di un luterano che magari nega esplicitamente qualche dogma cattolico.

Che fare?

"Se è necessario insegnerete voi stessi ai vostri figli! Se le scuole li corrompono voi cosa farete? Li affiderete ai corruttori? A quelli che insegnano abominevoli pratiche sessuali nelle scuole? Scuole cattoliche di religiosi e di suore dove si insegna il peccato né più né meno. Nella pratica si insegnano queste cose ai ragazzi, si corrompono dalla loro più tenera età. E voi lo sopportate? E' impossibile. Meglio che i vostri figli siano poveri; meglio che i vostri figli siano allontanati da tutta la scienza apparente che il mondo possiede ma che siano dei bravi ragazzi, ragazzi cristiani e cattolici, ragazzi che amano la loro santa religione, che amano pregare e lavorare, che amano la natura fatta dal buon Dio." (Mons. Marcel Lefebvre)

Da alcuni anni in Italia si sta sviluppando il fenomeno virtuoso, ben consolidato in altre nazioni, delle scuole parentali che per loro natura sono libere dalle indebite ingerenze dello Stato e di organismi sovranazionali come Unione Europea, ONU e UNESCO.

Il sistema legislativo italiano prevede come obbligatoria l’istruzione, non la scuola. I genitori possono provvedere direttamente o per conto di terzi all’istruzione dei propri figli (DL 76/2005). Le famiglie dovranno presentare all’inizio dell’anno scolastico una dichiarazione alla scuola del territorio di competenza in cui affermano di volersi avvalere della possibilità data dalla legge per l’istruzione parentale. Alla fine di ogni anno gli studenti potranno sostenere un esame da privatisti in una scuola pubblica.

Alcuni genitori potrebbero obiettare:

- “Non possiamo compensare a casa le mancanze della scuola esonerandoli anche dal corso di Religione?”

La vita cristiana non è circoscritta alle devozioni o alle pratiche di pietà. Una sana educazione cristiana è fatta anche di atteggiamenti, parole, gesti conformi alla dottrina e alla morale cattolica che purtroppo sono assenti nelle scuole laiche o moderniste.

Il bambino poi non può essere sempre esposto al pericolo di perdere la fede o di agire contro di essa.

- “Non si rischia di mettere i bambini sotto una campana di vetro? Il mondo fuori è diverso, cadrebbero al primo ostacolo.”

La scuola, così come la famiglia, ha il compito di preparare i ragazzi ad essere nel mondo ma non del mondo. Se famiglia e scuola si preoccuperanno di trasmettere loro la Fede, le virtù, il gusto del sacrificio e del combattimento nella “buona battaglia”, saranno debitamente armati per affrontare, con l’aiuto di Dio, la modernità.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha avuto sempre a cuore, oltre alla formazione dei sacerdoti, la fondazione di scuole cattoliche attraverso le quali ricostruire la società cristiana. Sono centinaia le scuole che gestisce in tutto il mondo e da qualche anno ciò avviene anche in Italia. A Rimini e ad Albano Laziale ci sono due progetti di istruzione parentale in cui, tra non poche difficoltà, vi sono sacerdoti, insegnanti ed educatori che in collaborazione con le famiglie, si preoccupano non solo del profitto scolastico ma anche delle anime dei bambini e dei ragazzi che sono loro affidati, ispirandosi a San Giovanni Bosco e alla sua pedagogia espressa nel Sistema Preventivo. Non va dimenticato che nonostante questa notte della fede e della ragione in cui versa la Chiesa, il principio dell’obbligatorietà all’istruzione cristiana dei fanciulli permane: occorre farsi coraggio e intraprendere scelte adatte alle circostanze accettando anche di fare dei sacrifici per un qualcosa di capitale importanza come appunto è l’educazione dei propri figli, consapevoli che l’aiuto di Dio e di Maria Ausiliatrice non mancherà.

 

[1]http://www.lastampa.it/2017/08/07/cultura/scuola/scuola-liceo-in-anni-sperimentazione-in-classi-MyW3zh9ErUjHFPxMrP9c4K/pagina.html

[2]http://www.corriere.it/scuola/universita/17_febbraio_04/gli-studenti-non-sanno-l-italiano-denuncia-600-prof-universitari-3db50faa-eb16-11e6-ad6d-d4b358125f7a.shtml

[3]Cfr: Frezza Elisabetta, MalaScuola.Gender, affettività, emozioni:il sistema educativo per abolire la ragione e manipolare i nostri figli, Casa Editrice Leonardo da Vinci, 2017, pag. 113 -121.

[4]http://www.repubblica.it/scuola/2017/08/30/news/vietato_bocciare_per_legge_tutti_promossi_ad_elementari_e_medie-174201675/